FIDAS News novembre 2020

Siamo abituati a considerare la donazione del sangue come un gesto altruistico e di civiltà che rende possibili interventi chirurgici e permette di salvare vite umane.

In realtà, però, non dobbiamo trascurare l’importanza del nostro atto d’amore anche in termini di tutela della nostra salute.

Oltre al consulto medico effettuato appena prima della donazione e alla vasta gamma di esami del sangue, anche quest’anno i donatori hanno diritto ad un benefit ulteriore: il vaccino antinfluenzale, che – è stato detto da più medici – non soltanto serve per proteggersi dal virus invernale, ma costituisce un fattore di protezione dal Covid-19.

Come già indicato nei mesi scorsi dal ministero della Salute e dal Centro Nazionale Sangue, anche quest’anno i donatori di sangue ed emocomponenti hanno la possibilità di effettuare gratuitamente il vaccino.

Vaccinarsi è più che mai importante, in quanto oltre a difendere la propria salute e quella delle persone che ci circondano, agevola la diagnosi da Covid-19, evitando di confondere i sintomi dell’influenza con quelli del Coronavirus.

Ma non solo.

Il vaccino antinfluenzale consente di continuare a donare in sicurezza e con continuità, garantendo le scorte di sangue ed emocomponenti necessarie al mantenimento dell’autosufficienza. Sono ancora, infatti, freschi nella memoria di molti gli appelli lanciati negli ultimi anni già a fine gennaio per la grave carenza di sangue, in un periodo storicamente tranquillo in termini di scorte ematiche.

Ecco, allora, perché è importante vaccinarsi.

La vaccinazione dei donatori dovrà avvenire previa prenotazione e ciascuna struttura trasfusionale definirà la modalità più confacente alla propria organizzazione, definendo comunque un numero minimo di vaccinazioni giornaliere che non può essere inferiore a 5.

Altro importante controllo che i donatori possono effettuare in questo periodo è quello relativo alla presenza di anticorpi specifici nel sangue e quindi a comprendere chi realmente è entrato in contatto con il coronavirus.

Se vengono rilevate le immunoglobuline di classe IgM è probabile – ma non certo – che l’infezione sia recente e per questo il protocollo prevede di sottoporre il donatore al tampone. Questo sarà eseguito dal Dipartimento di Prevenzione che contatterà̀ il donatore per fissare, direttamente, l’appuntamento per eseguire il tampone a domicilio del donatore stesso. L’esecuzione dei tamponi avverrà̀ entro 24 ore e l’esito sarà̀ comunicato al Dipartimento di Prevenzione che provvederà̀ a dare comunicazione al donatore.

Il test offre inoltre la possibilità̀ unica di individuare anche quei donatori positivi per le Immunoglobuline di classe IgG con lo scopo di acquisire donazioni di plasma iperimmune per eventuali terapie per pazienti COVID-19 positivi, secondo quanto previsto dai protocolli di malattie infettive/rianimazione oltre a fornire una valutazione epidemiologica sulla prevalenza dell’infezione nei donatori di sangue.

Insomma, donare il sangue è una scelta che contribuisce a migliorare la salute di tutti: di chi dona e di chi riceve.

Non dimentichiamolo mai.