FIDAS News Settembre 2019

L’estate è arrivata ed è pure quasi passata, ma come ogni anno sono cominciati ad arrivare sempre più copiosi gli appelli per la donazione del sangue.

Non che tali appelli non siano presenti nel corso degli altri mesi dell’anno, infatti ormai durante l’intero anno non mancano alcune zone del Bel Paese dove un paziente si vede rinviato il proprio intervento chirurgico per mancanza di sangue. Così come non mancano storie di pazienti talassemici costretti a rinviare di molti giorni la loro periodica trasfusione salva-vita.

Sembra che, con la stagione delle vacanze, anche la disponibilità di sangue ed emocomponenti sistematicamente venga meno. Ma possibile che non si riesca a trovare una soluzione a questo problema?

L’estate è un momento critico per le donazioni di sangue che vanno spesso in emergenza. Lo attestano le campagne di sensibilizzazione del Ministero della Salute, degli Enti locali e delle Aziende sanitarie che, ogni anno, si attivano a livello locale o regionale. Un appello che riecheggia da Nord a Sud del Paese.

Certamente ci sono dei fattori che influiscono in modo piuttosto determinante su questa situazione di emergenza: se da una parte in molti si allontanano dal luogo dove risiedono abitualmente e dove abitualmente tendono il braccio, dall’altra le alte temperature mettono a dura prova anche i più coraggiosi la cui pressione non soddisfa i requisiti indispensabili per donare.

La conoscenza dei bisogni storici estivi dovrebbe far convergere l’attività delle Strutture Regionali di Coordinamento, dei Servizi Trasfusionali e delle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue verso una chiamata in funzione dei bisogni.

Ma questo come si può fare se mancano le basi?

Non abbiamo un sistema gestionale comune tra tutti i Servizi Trasfusionali della Regione; le disponibilità e le carenze di emazie si comunicano ancora per telefono, portando diversi trasfusionisti a “giocare a nascondino” sulle quelle che sono le effettive scorte esistenti; le Associazioni e Federazioni di donatori non sono messe nelle condizioni di accedere ai vari gestionali in uso, impedendo a queste una efficace attività di chiamata del donatore.

La vera novità sarebbe programmare donatori per i fabbisogni dei pazienti e per tutti i cronici per non rincorrere come al solito le emergenze. Ma la programmazione non può essere solo un documento scritto; richiede un lavoro costante di controllo, monitoraggio e revisione.

Cosa che in Puglia sembra un’utopia.

Ci arriveremo mai ad un simile livello di organizzazione? Io me lo auguro.

Intanto, però, non possiamo non evidenziare il grande cuore dei donatori salentini che ha permesso, mai come quest’anno, di affrontare con tempestività tutte le situazioni di emergenza che si sono venute a creare, impedendo ad intere categorie di pazienti di vivere con ansia e preoccupazione la necessità di una trasfusione.

Emanuele Gatto

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